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Anno scolastico all’estero: le paure più comuni prima di partire e come superarle 

16 Luglio 2026, Carlotta Buratti

Aggiornato il 16 Luglio 2026

C’è un momento, prima di partire, in cui il sogno di vivere all’estero si scontra con una domanda molto meno entusiasmante: “e se poi non ce la faccio? 

Se te la stai facendo anche tu (o te la sei fatta cento volte nell’ultimo mese), non sei da solo. Ogni anno parliamo con centinaia di ragazzi e ragazze che stanno per partire o che ci stanno ancora pensando, e ti possiamo assicurare una cosa: i dubbi che hai in testa in questo momento li ha avuti quasi chiunque sia mai partito. Compresi quelli che oggi ti direbbero che è stata l’esperienza più bella della loro vita. 

Quindi parliamone davvero, senza fare finta che partire sia sempre e solo entusiasmo. Ecco le paure più comuni che ci raccontano i ragazzi prima di partire, e perché, quasi sempre, si rivelano molto meno spaventose di quanto sembrino da qui. 

E se non mi faccio nessun amico? 

Questa è probabilmente la paura numero uno. Ti immagini isolato, seduto da solo in mensa, senza nessuno con cui parlare fuori da scuola. È una paura legittima: stai per entrare in un gruppo di persone che si conoscono già da anni, con dinamiche tutte loro. 

Ma c’è un dettaglio che spesso si dimentica: arrivare da un altro Paese, con un’altra lingua e un’altra storia, ti rende automaticamente una novità per i tuoi nuovi compagni, non un peso da gestire. Le prime settimane possono sembrare lente, ma nella stragrande maggioranza dei casi le amicizie arrivano, spesso nel modo più semplice: un lavoro di gruppo, uno sport, un invito a un compleanno. 

Il consiglio che diamo sempre: dì sempre di sì. Anche quando sei stanco, e avresti più voglia di stare a casa in pigiama a guardarti una serie tv. Iscriviti a uno sport di squadra, entra in un club della scuola, partecipa alle iniziative organizzate dai local coordinators insieme agli altri exchange students: sono spesso il modo più veloce per trovare il tuo gruppo. Le amicizie all’estero nascono quasi sempre nei momenti in cui hai deciso di esserci, non in quelli in cui aspettavi che gli altri venissero a cercarti. 

La lingua: e se non capisco niente? 

Anche chi ha un ottimo livello d’inglese (o francese, spagnolo, tedesco) a scuola, spesso arriva a destinazione e pensa: “qui parlano troppo veloce, non ci sto dietro”. È normalissimo. La lingua che ci insegnano a scuola e la lingua del posto, quella parlata in famiglia o tra ragazzi con gli slang, sono due cose diverse. Ma la buona notizia è che la full immersion è esattamente il metodo più efficace che esista per impararla. Non serve partire con un livello perfetto: serve partire con la voglia di provarci, anche sbagliando. Le prime settimane richiedono energia in più: è faticoso stare concentrati per capire tutto. Ma la maggior parte dei ragazzi ci racconta la stessa cosa: dopo un mese, senza nemmeno accorgersene, iniziano a pensare in quella lingua. E il salto, da lì in poi, è velocissimo. 

Mi mancheranno casa e i miei amici 

Questa non è una paura da nascondere: è normale, sana, ed è il segno che hai tante persone che ti vogliono bene intorno. La nostalgia esiste, arriva soprattutto nelle prime settimane e in alcuni momenti particolari: un compleanno saltato, una festa a cui non puoi esserci, una domenica un po’ più silenziosa del solito. 

Non è un segnale che qualcosa non va. È parte del percorso, e con il tempo diventa più leggera, perché intanto stai costruendo una vita nuova, con persone nuove, che pian piano riempiono le tue giornate. Casa e amici non vanno da nessuna parte: ci saranno al tuo rientro, e nel frattempo ti aspettano videochiamate, messaggi (senza esagerare) e la consapevolezza che una distanza temporanea non cancella un legame vero. 

 

Una scuola diversa: e se non riesco ad adattarmi? 

Sistemi scolastici diversi, materie diverse, un modo diverso di studiare e di essere valutati. È vero, all’inizio può sembrare di essere finiti in un gioco di cui non conosci le regole. 

Ma qui il vantaggio è dalla tua parte: quasi ovunque, il sistema scolastico all’estero lascia più spazio a materie che scegli tu in base ai tuoi interessi (arte, musica, sport, teatro) e le attività extracurriculari sono uno dei modi migliori per integrarti velocemente. Le prime due o tre settimane sono di orientamento, per tutti, non solo per te. Dopodiché, la scuola diventa uno dei posti dove ti senti più a casa. 

E se non vado d’accordo con la mia famiglia ospitante? 

Qui capiamo bene la preoccupazione: la host family non è solo un alloggio, è la persona (o le persone) con cui condividerai la vita quotidiana per mesi. È normale avere paura di un primo incontro un po’ impacciato, di non capirsi subito, di sentirsi ospiti anziché parte della famiglia. Non è un’esagerazione dire che se va bene il rapporto con la famiglia ospitante, va bene il 90% dell’esperienza: è la base su cui si costruisce tutto il resto, dalla lingua alle amicizie, fino alla serenità con cui affronti la scuola. Le famiglie ospitanti selezionate vengono scelte e seguite con attenzione proprio per questo motivo, e l’abbinamento tiene conto della tua personalità, dei tuoi interessi e delle tue abitudini. Ma anche quando l’inizio è un po’ timido, ed è assolutamente normale che lo sia, il rapporto si costruisce nei piccoli gesti quotidiani: una cena insieme, una domanda su come è andata la giornata, un aiuto con i compiti. Con il tempo, per moltissimi ragazzi, la host family diventa una seconda famiglia vera e propria. 

E se al rientro sono indietro con la scuola in Italia?

Questa è una preoccupazione molto concreta, ed è giusto affrontarla con chiarezza invece di minimizzarla. La buona notizia è che si gestisce, e si gestisce bene, se ci si organizza per tempo con la scuola italiana prima della partenza. Le scuole hanno ormai molta esperienza con studenti che tornano da un’esperienza di questo tipo, e ogni ragazzo sostiene dei colloqui di verifica al rientro per certificare il percorso fatto, non per essere messo in difficoltà. 

Il punto più importante è non affrontare questa parte da soli: parlare con la scuola prima di partire, mettere tutto nero su bianco, sapere cosa aspettarsi. È esattamente il lavoro che facciamo insieme alle famiglie, passo dopo passo. 

La storia di Alice a Surrey 

Alice è partita per Surrey, in Canada, con praticamente tutte le paure di questo articolo messe insieme. Non conosceva nessuno, temeva di non farsi capire con l’inglese vero (quello parlato, non quello dei libri), e soprattutto aveva il terrore di non legare con la sua famiglia ospitante. Le prime settimane non sono state facili. Alice ci ha raccontato di essersi sentita spesso scoraggiata, con qualche pensiero sul tornare a casa e la sensazione di non essere ancora pronta per quello che stava vivendo. È una fase che tanti ragazzi attraversano, anche se se ne parla meno di quanto si dovrebbe. 

Ma proprio in quella fase, Alice ha continuato a provarci. Ha continuato a partecipare alla vita di scuola, si è aperta un po’ di più ogni giorno con la sua host family, ha accettato inviti anche quando non ne aveva voglia. E, settimana dopo settimana, qualcosa è cambiato: l’inglese ha iniziato a venire naturale, le prime vere amicizie sono arrivate, e il rapporto con la famiglia ospitante si è trasformato in qualcosa che oggi descrive come un legame speciale. Oggi Alice guarda a quelle prime settimane difficili come parte necessaria del percorso, non come un errore. E la sua esperienza in Surrey è diventata, con le sue parole, uno dei ricordi più belli della sua vita. 

La storia di Alice non è un’eccezione. È lo schema che vediamo ripetersi ogni anno: qualche dubbio e difficoltà iniziale, e poi una crescita che nessuno si aspettava così grande. 

 

 

Se stai ancora decidendo 

Se ti riconosci in una o più di queste paure, non significa che partire non faccia per te. Significa solo che ci stai pensando seriamente, ed è un’ottima cosa. Chi parte senza nessun dubbio, a volte, è meno preparato di chi arriva con qualche timore ma anche con la voglia di mettersi alla prova. 

Non sei solo in questo percorso, in nessuna delle sue fasi: prima di partire, durante l’esperienza e al rientro. Se vuoi parlarne (dei tuoi dubbi specifici, della destinazione più adatta a te, di come funziona con la tua scuola in Italia) possiamo organizzare una chiacchierata senza impegno.

 

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