MB non si scorda mai. Le parole di Elena, 18 anni dopo

23 gennaio 2019

Nel 2001 l’esperienza con MB a Bournemouth.
Oggi vive e lavora ancora nella cittadina inglese dove ha costruito la sua vita.

Abbiamo incontrato Elena virtualmente in videocall qualche settimana fa, perchè ci ha colpito molto la sua storia. Exchange student MB a Bournemouth nel lontano 2001, oggi vive e lavora nella cittadina inglese e ha trasferito la sua vita lì. Un’intervista che spazia tra i ricordi affrontando gli aspetti fondamentali di un’esperienza di studio all’estero: dai più importanti – che sono i medesimi di diciotto anni fa – a quelli che invece sono cambiati nel tempo, come l’atteggiamento dei ragazzi e le loro aspettative.

Ciao Elena. Com’è stato il tuo primo contatto con MB?

elena micheletto exchange student mbErano i tempi in cui internet lo usavo veramente pochissimo, quindi ricordo che fu mia zia, che lavorava in agenzia viaggi ed era molto più esperta col web, a cercare informazioni in rete e a risalire a MB. Mi ricordo che avevo ricevuto una brochure con tutte le varie destinazioni che si potevano scegliere, e la foto del lungomare di Bournemouth. Il periodo era ottobre 2001 ed era appena un mese dopo l’attentato alle Torri Gemelle di New York, per cui nonostante io volessi andare a Londra mia mamma mi disse di no e quindi scelsi Bournemouth. Ricordo che avevo ricevuto il vostro zainetto che mia mamma ha ancora nell’ armadio dei vari ricordi. Abbiamo iniziato a guardare nemmeno con tanto anticipo, dev’essere stato fine primavera/inizi estate.

Cosa ricordi del tuo arrivo a Bournemouth?

Ero l’unica italiana, poi a gennaio arrivò la mia amica Samuela, di Padova, venuta sempre tramite MB. Io ero lì già da un paio di mesi e avevo fatto ormai amicizia con svizzeri e tedeschi; poi c’era un altro ragazzo dalle parti mie, di Ivrea, e ci siamo conosciuti tutti lì, di italiani ce n’erano ben pochi. Anche perché a scuola ti davano una multa se ti sentivano usare la lingua del tuo paese: dovevi mettere 20 cent nella charity box ogni volta che ti sentivano parlare in una lingua che non era l’inglese!

Ti era subito chiaro l’obiettivo che ti  prefiggevi alla partenza?

Sì, volevo imparare bene l’inglese! Ero al liceo linguistico e mi ricordo che le sorelle più grandi delle mie amiche una volta finito il liceo linguistico si erano iscritte a lingue, però alla fine imparavano le lingue sempre nel modo tradizionale, studiando letteratura e grammatica. Il parlato però non era un gran che alla fine. Mia mamma ricordo mi disse “Allora scegli, o vai all’università o ti paghiamo il corso all’estero se vuoi imparare a parlare l’Inglese”, ed io ho scelto questa seconda ipotesi perché volevo proprio impararlo! Col senno di poi è stata la scelta migliore, perché ad esempio andare al supermercato, imparare dalle piccole azioni quotidiane.. Poi certamente dipende da persona a persona, io ad esempio imparo molto visualizzando le cose o usando una lingua diversa, piuttosto che in altri modi. Per me è stata una fantastica esperienza e potessi tornerei indietro.

Cosa ricordi del viaggio tra l’aeroporto e la tua famiglia ospitante?

elena micheletto_02.jpgQuando sono arrivata era sera e avevo preso l’autobus, il National Express, da Heathrow a Bournemouth, ricordo ancora che mia zia mia mi stampò tutta la cartina di Heathrow, dicendomi “E’ una città, ti perdi…”, me lo ricordo come fosse ieri, scendevo le scale mobili all’aeroporto a Malpensa, quando stavo per partire, con mia mamma che mi salutava con i lacrimoni.. Quando poi sono arrivata e ho fatto il viaggio sul pullman ho incontrato una signora italiana, che aveva una figlia che abitava a Ringwood, che è il paese un po’ prima di Bournemouth, e poi ricordo che c’era Mark, il mio Stager, con un foglio di carta col mio nome scritto perché non avevo assolutamente idea di che faccia avesse la mia host family perché non avevo visto loro foto, quindi non sapevo che facce avessero! Siamo saliti in macchina, ovviamente non senza un piccolo shock iniziale perché l’inglese che impari a scuola è tutta un’altra cosa all’ inizio quando sei lì. Ricordo questa strada lunga che collega Bournemouth a Poole, dove vivevano loro, e ricordo che mi disse “Questa è Hashley Road, è una strada molto lunga, devi continuare fino in fondo per arrivare sino a dove abitiamo”.

Parlaci della tua host family: la prima volta che siete usciti insieme?

Arrivai sabato tardo pomeriggio sera, all’inizio ricordo mi portarono la domenica a Poole al porto a vedere i negozietti di fish and chips, mi portarono lì e ricordo ancora i gabbiani che planavano sulle patatine per rubartele!

E il tuo primo contatto con la Scuola?

Il primo periodo scolastico è davvero molto intenso, conosci i compagni, fai amicizia, cominci a uscire assieme. Sono arrivata a metà ottobre e ricordo poco dopo c’era la festa di Halloween e la scuola aveva organizzato una grande festa. Qui eravamo tutti in maschera, è stato divertente. All’ inizio sei catapultato in questa realtà diversa, e poi da quella festa è stato un attimo conoscere i tuoi compagni di classe e poi altri nella scuola.

Dei primi giorni di scuola cosa ricordi, come era organizzata?

I primi giorni andavo a scuola la mattina, tipo 9.30 – 12.30,  poi il pomeriggio prendevo il pullman e giravo per negozi, giusto per avere un’idea di dove vivevo.

Sei ancora in contatto con la tua host family?

Sì, adesso loro sono separati, ma ogni tanto incrocio ancora lui per strada
[NDT: Elena vive a Bournemouth da circa 15 anni]: l’altro giorno lo incontro fuori dal mio ufficio, stavo tornando dal prendermi il pranzo, si è fermato pochi minuti perché ora lavora come assistente di persone disabili, e c’era questo signore che lui assisteva che gli metteva fretta per andare; comunque sì lo vedo, sono anche in contatto via Facebook. Oltretutto il suo fratellastro, che al tempo della mia esperienza a Bournemouth era poco più giovane di me, sui 13-14 anni, aveva una cotta per me; al tempo io avevo già conosciuto mio marito, uscivamo spesso assieme, e lui era sempre lì che voleva salutarmi. Oggi l’ho visto in televisione, in uno show in America, che fa il modello, l’ho visto in tv e ho pensato “non ci posso credere!”.

Per quali aspetti ti è stata utile questa esperienza per la tua vita professionale di oggi?

BournemouthIl mio obiettivo era quello di imparare l’inglese bene perché volevo fare l’insegnante di conversazione in Italia, poi in Italia non mi sono più fermata e sono tornata qui a Bournemouth. Avendo imparato l’inglese sul posto metto tra gli aspetti principali la cultura, l’adattamento a una cultura totalmente diversa alla nostra in Italia. Da noi per tanto tempo ci dicono cosa fare e cosa non fare, mentre qui a 18 anni ti mandano fuori di casa; la solitudine, l’autonomia, imparare ad essere indipendente e non dover sempre dipendere dagli altri, anche se comunque ero in famiglia però eri completamente indipendente, da quando ti svegliavi per andare a scuola. Ricordo che se non andavi a scuola ti davano una specie di multa o una lettera per avvisare casa.

Le differenze principali tra questa esperienza 20 anni fa e oggi.

BournemouthOccupandomi dell’agenzia dove lavoro, in cui ho spesso a che fare anche coi gruppi, ho spesso a che fare con giovani ragazzi italiani, spagnoli, di varie nazionalità, e ti posso dire che oggi ovviamente l’accesso che hanno a internet i ragazzi fa loro acquisire tantissime informazioni prima di partire, in modo totalmente diverso da oggi. Ricordo che con mia mamma ci sentivamo con il cellulare però molto raramente, proprio per emergenza, mentre di routine ricordo che mia mamma mi chiamava lei la domenica sera sul telefono della host family per sentirmi. Non c’era whatsapp, non c’era modo di mandare foto, non sapevano se avessi finito i soldi se non andando in banca, per cui c’era pochissimo contatto con i miei, non avevano idea di molte cose. Quindi ero io da sola e alla fine ho potuto raccontare completamente come era andata l’esperienza ai miei genitori. I ragazzi oggi invece alla minima cosa che non va mandano la foto via whatsapp direttamente ai genitori o a noi agenzia che organizza, qualsiasi inezia come un po’ di muffa, e spesso i genitori vanno in apprensione per cose banali. Secondo me è proprio la generazione di oggi, i ragazzi di oggi hanno tutto a portata di mano mentre noi all’epoca, ragazzi e ragazze di varie nazionalità, eravamo meno condizionati da tante cose minori, eravamo molto più spensierati. A me non è passato mai per la testa di lamentarmi per qualcosa, e non mi sarebbe mai passato per la testa di dire ai miei genitori in Italia “Ah mamma la famiglia oggi mi ha dato da mangiare solo questo..”. Ricordo comunque che sono anche stata fortunata a capitare in una buona famiglia perché in alcuni casi alcuni studenti dicevano che per cose minori tipo se volevano il the o carta igienica extra dovevano pagarla alla host family! Quindi su questo posso dire di essere stata fortunata. Ricordo che Mark il mio host dad se io volevo uscire con mio (futuro) marito mi diceva “Va bene basta che me lo dici che stasera non rientri, basta sapere dove sei”. E’ proprio una differenza di mentalità tra i ragazzi di oggi e noi ragazzi di allora. Per noi era un privilegio fare un’esperienza del genere all’estero, per i pochi di noi che avevano la fortuna di venire da una famiglia che poteva permettersi di mandare un figlio a studiare fuori dall’Italia; mentre ho l’impressione che per i ragazzi di oggi sia una cosa scontata, normale, che fanno tutti. C’è poca meraviglia nei ragazzi di oggi, lo vedo nei ragazzi a cui organizziamo le gite, quando li portiamo a vedere Londra ad esempio, la guardano con l’atteggiamento del “ma tanto c’ero già stato a Londra”, con molta sufficienza.

Qual è il messaggio che vuoi lasciare ai ragazzi che vogliono intraprendere un’esperienza di studio all’estero?

Ciao Ragazzi! Da ex studentessa MB, venuta in Inghilterra quasi 20 anni fa, vi dico che è stata un’esperienza davvero fantastica che raccomando a tutti coloro che vogliono scoprire un mondo diverso con culture diverse. Potrete imparare l’inglese in modo corretto e avere una fantastica esperienza aprendo la mente a una realtà totalmente differente da quella che è l’Italia. Per me è stata una full immersion con i suoi alti e bassi ma che mi porto ancora nel cuore da 20 anni, quindi se state pensando a questa esperienza vi dico buttatevi e fatela, perché è un’esperienza positiva che raccomando a tutti quanti voi. Buon viaggio!  

Se hai voglia anche tu di vivere un’esperienza di studio all’estero MB ti dà un’ampia gamma di programmi e destinazioni, costantemente aggiornati e rinnovati. Scegli quello che fa per te!

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