DAY#18: un’italiana a Bournemouth

29 luglio 2015

Martedì pomeriggio: laboratorio di lingua, stampa dei biglietti per la partenza, tè. Oggi c’è il sole. Oggi si è ascoltata una bella storia. Si conosce parecchia gente qui. Ogni giorno facce nuove, nuovi accenti, nuovi paesi. E ti fai un’idea: delle facce, degli accenti, dei paesi. Delle persone. E certe volte quelle idee sono sbagliate. E allora ti stupisci e cerchi di non commuoverti mentre sei a pranzo tra Italia, Germania, Spagna, Turchia e Kuwait.

E allora c’è questo ragazzo, 26 anni, dal Kuwait: non gli piace andare per musei, ama il calcio, se ne va in giro sembrando un tipo tosto, ex pugile, simpatico ma lontano da tutto ciò che mi interessa. Si parla dei paesi visitati: dove sei stato, ti è piaciuto, dove vorresti andare. E lui è stato in Italia: Roma, Firenze, Venezia. E ha amato Venezia: gli dico che è un romantico. E lo è davvero. Sì, ci sono stato con mia moglie, risponde. Moglie? Alla tua età? E da quanto siete sposati. No, lei non c’è più. E cala il silenzio. Ma lui sorride, di un sorriso tenero, strano sulla sua faccia. E allora sento che posso chiedergli di raccontarmi la sua storia. E la sua sì che è una storia. Si sono incontrati quando lui aveva 22 anni: l’ha vista per la prima volta e se ne è innamorato. Così mi dice. Due mesi di chiacchiere al telefono, senza interessarsi di altro, senza rispondere agli amici che gli chiedevano di uscire. Si sono rivisti, un lunedì o un martedì (non ricordo). E dopo qualche giorno erano sposati. Lei era malata di leucemia. La famiglia di lui lo pregava di non farlo; la famiglia di lei gli diceva di non farlo. Lui era semplicemente innamorato. Hanno vissuto insieme, hanno viaggiato tanto. L’ha fatta felice per sette mesi e ventidue giorni. Ora lei non c’è più. E lui se ne va in giro con la sua aria strafottente e un cuore grande così. Questo il diciottesimo giorno a Bournemouth. Il resto poco importa.

 

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